Latiano, i lotti fantasma della zona Pip e il "coraggio" della giunta
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LATIANO - «E' dovere dell'amministrazione comunale non frapporre ostacoli all'avvio di nuove attività imprenditoriali o all'espansione di quelle esistenti». Così il sindaco di Latiano Antonio De Giorgi in una intervista rilasciata ad agosto del 2010 ad un giornale locale. La domanda riguardava quei lotti nella zona artigiana assegnati, mai utilizzati e dimenticati da tutte le amministrazioni che si sono succeduti in questi anni. Il giovane sindaco con piglio deciso disse che «per quei suoli inutilizzati stiamo facendo una ricognizione". Era il mese di agosto del 2010. Poi assicurò tutto il suo impegno a «sbloccare i suoli». Come? «Controllando l'elenco degli assegnatari", disse. Una dichiarazione coraggiosa. Su un tema difficile da un punto di vista elettorale. Ma le elezioni ad agosto erano abbondantemente passate. Dunque c'era da credergli che avrebbe mantenuto il suo impegno. Contrariamente ai suoi predecessori.
Nella lista degli assegnatari dei lotti non edificati comparivano (e compaiono), infatti nomi illustri e parenti di consiglieri.
«Nel mio caso - spiega Cosimo Albanese, uno degli assegnatari, già consigliere comunale - la mancata realizzazione di un manufatto per il quale ho presentato nel 2005 un progetto, è dettata da un vincolo idrogeologico imposto dalla Autorità di bacino. Un problema che il Comune da anni non riesce a risolvere recando danni agli imprenditori che compaiono nella lista dei lotti fantasma». Questo quanto dice Albanese.
Rispolverare, dunque quelle carte nei cassetti dell'ufficio del Comune per avviare le procedure di revoca, o affrontare e risolvere questo problema del vincolo idrogeologico (a cui fa riferimento Albanese) per anni era (è) risultato particolarmente difficile e imbarazzante per i precedenti amministratori. I quali hanno pensato bene di fare orecchie da mercante rispetto alle richieste di quegli artigiani che da anni rischiano la chiusura delle loro attività fuorilegge all'interno del centro abitato.
Oggi, a distanza di un anno da quell'impegno solenne del giovane sindaco e dopo la «gaffe» di delocalizzare nuove attività imprenditoriali in terreni distanti dalla attuale zona artigiana (area che si è scoperto poi insiste su un sito archeologico) - la zona Pip e' tornata di attualità.
L'argomento politico sollevato dalla opposizione (Udc) però, non riguarda, neppure questa volta la revoca di quei suoli fantasma, così come da tempo chiedono tanti artigiani esclusi, ma la richiesta della nuova amministrazione di ridurre i termini di pagamento della rateizzazione gli importi dovuti da parte di chi acquisisce il diritto sulle aree.
Una battaglia sacrosanta a tutela degli artigiani, si dirà. Un provvedimento altrettanto legittimo da parte del Comune che in questo periodo di crisi congiunturale deve fare fronte al pagamento dei consulenti dello staff (75mila euro l'anno).
Nell' attesa di conoscere come finirà la battaglia sollevata dall'Udc (che nell'ultimo consiglio comunale ha criticato la decisione della giunta di apportare una variazione al regolamento «contrario agli interessi degli operatori») e di sapere se sarà realizzato il piano di Rete ferroviaria Italiana che prevederebbe, tra gli altri, la chiusura del sottovia di accesso alla zona Pip costato 700mila euro, sembra oggi ancora più interessante vedere quale sarà il seguito dell'atto approvato dalla giunta il 16 marzo scorso con il quale è stato concesso (vedi la delibera allegata), dopo un decennio dalla prima assegnazione, un altro mese di proroga (scaduto il 18 scorso) dei termini ad una di quelle aziende assegnatarie e mai insediatasi.
Un atto "coraggioso" della amministrazione ("coraggioso" non tanto per la proroga concessa e che alla fine è risultata, pare, inutile) che preannuncerebbe - speriamo - l'avvio delle tanto attese procedure di revoca definitive dei lotti e la assegnazione ad altre aziende (senza legami politici) che da anni vorrebbero realizzare il sogno di ottenere un suolo in quella che fu la prima area Pip della Provincia di Brindisi e tra le prime della Puglia. E che per ragioni incomprensibili (o forse no) qualche consigliere di questa maggioranza avrebbe voluto spostare su altri terreni lontani dal sito attuale dotato di tutti i servizi senza intentare la strada più semplice: quella di espropriare aree attigue alla esistente zona Pip.
fonte:www.lagazzettadelmezogiorno.it










Sabato 14 gennaio 2012,
Universalmente considerata la 
